Il Cav. è già nel mito, un posto assai meno frivolo della storia

Ammesso e non concesso che sul Cavaliere stia davvero per scoccare l’ora del suo 25 luglio, che cosa si può prevedere che accadrà dopo? Sull’argomento un tipo notoriamente privo, come me, di qualsiasi intelligenza politica, ma non del tutto ignaro di faccende mitologiche, può scodellare una rispostina che è qualcosa di più di un’ipotesi: è un’assoluta certezza. Leggi Il sistema costituzionale prevede un capo di governo l’anno, questo è il problema di Giuliano Ferrara di Ruggero Guarini
2 NOV 10
Ultimo aggiornamento: 02:38 | 6 AGO 20
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Ammesso e non concesso che sul Cavaliere stia davvero per scoccare l’ora del suo 25 luglio, che cosa si può prevedere che accadrà dopo? Sull’argomento un tipo notoriamente privo, come me, di qualsiasi intelligenza politica, ma non del tutto ignaro di faccende mitologiche, può scodellare una rispostina che è qualcosa di più di un’ipotesi: è un’assoluta certezza. E l’oggetto di questa certezza è il fatto fin troppo evidente che tutti quegli uccelletti del malaugurio che in questi giorni stanno solfeggiando con raddoppiato vigore il refrain del tramonto della stella Berlusconi non hanno ancora capito, poverini, che, comunque vadano le cose, ossia anche se stavolta riusciranno ad accopparlo, mentre molto presto nessuno si ricorderà più di loro, lui invece è già passato alla storia, anzi al Mito, che a quanto pare è un luogo un po’ meno frivolo della Storia.

E ci è passato per la semplice ragione che resistendo per tanti anni ai micidiali effetti della loro disperata ostilità, è riuscito a compiere un’impresa per l’appunto mitica: la trasformazione di tutti i suoi avversari in un unico branco assassino che solo passando dalla lotta di “tutti contro tutti” a quella di “tutti contro uno”, ossia accantonando le proprie beghe intestine per avventarsi all’unisono soltanto contro il Cav., è finora riuscito a trovare uno straccio di unità.

Tutto ciò è infatti perfettamente conforme alle leggi del mito, di tutti i miti, nei quali non per nulla quel genio di René Girard – sommo antropologo e grande mitologo, nonché eccelso analista dei grandi testi della letteratura occidentale – ha riconosciuto appunto una serie pressoché infinita di variazioni su un unico tema, quello del “capro espiatorio” e dei suoi linciatori. E a quelle leggi è perfettamente conforme anche l’ultimo capitolo della lunga storia del processo di formazione del branco antiberluscònico, ossia il passaggio dell’ex camerata Fini e dei suoi fan e fàmuli dal campo di Silvio a quello dei suoi nemici. Epilogo estremamente istruttivo giacché fra l’altro permette al mitologo di osservare che nulla come la (per il momento) affettuosissima entente delle nuove avanguardie finiane con gli avanzi delle antiche truppe catto-comuniste dimostra che la principale passione dei nemici del Cavaliere non è in fondo altro che il disperato bisogno di far pagare a lui i loro errori e le loro infamie.

Infatti il loro rancore
deriva principalmente dal desiderio, ardentissimo soprattutto in coloro che, essendo stati un tempo o fieramente fascisti o gagliardamente comunisti, anelano a far pagare proprio e soltanto a lui, che è uno dei pochi italiani che siano riusciti a combinare qualcosa di buono nella loro vita senza cantare mai né “Giovinezza” né “Bandiera rossa”, gli effetti dei due eventi che produssero i due grandi traumi delle loro vite, ossia delle due successive bancarotte delle due grandi fedi e primavere, la nera e la rossa, che nello scorso secolo si contesero i loro cuori. Ma che cosa si può immaginare che la turba dei suoi linciatori farà subito dopo il suo eventuale trionfo? Tutto lascia prevedere che lo festeggerà tornando molto presto ai suoi micidiali odi intestini. E non è escluso che, smaltita la loro sbornia assassina, incominceranno subito a scoprire che dovettero proprio e soltanto a lui quella passione unanime che, avendoli impegnati in una lunga stagione di caccia al loro “capro espiatorio”, ha fatto per tutti loro, di questi ultimi sedici anni di storia italiana, i migliori della loro vita.
di Ruggero Guarini